Cecilia Mentasti + Luca Scarabelli

L’opera di Luca Scarabelli (1965) è sviluppata con continue sperimentazioni e indagini attorno al contatto/montaggio minimo e intimo tra elementi eterogenei. Nel suo lavoro gli oggetti sono utilizzati per componimenti astratti in rapporto con lo spazio e con i vuoti che li dividono, i collage sono minimi scivolamenti e arresti, i disegni e i dipinti verificano la possibilità che la pittura sia antinarrativa. Le tematiche affrontate riguardano l’indifferenza dello sguardo, il dubbio e l’errore, la perdita delle cose, la dialettica tra l’ordine e il disordine, il senso dell’attesa e l’inframince. Nel 2014 fonda lo spazio espositivo “Surplace” a Varese. Ha esposto in: Dimora Artica (Milano), Space4235 (Genova), MAC (Lissone), Fondazione Bandera (Busto A.), SRISA (Firenze), 91 mq (Berlin), La Rada (Locarno), Museo Riso (Palermo), La Rada (Locarno), PROGR (Bern), Assab One (Milano), Museo Maga (Gallarate), riss(e) (Varese), MACT/CACT (Bellinzona), Forum Stadtpark (Graz), Musée Cantonal des Beaux-Arts (Lousanne), Casabianca (Bologna), Juliet (Trieste), Neon (Bologna), Galleria Leonardi V-Idea (Genova), Galleria Martano (Torino).

In vetrina:

“Apocalittico” nasce dalla riscrittura di un lavoro del 1998 “Piove dentro”, un ombrello nero collocato aperto sul pavimento con all’interno una sfera di marmo nero. La sfera di marmo nero è stata ora sostituita da un elastico collocato in una posizione rialzata, vicino al manico dell’ombrello. È un ombrello che non ripara più ma che accoglie qualcosa. Il colore nero dell’ombrello è sempre leggermente cangiante, umorale, a tratti criptico, forse assonnato, come se tendesse al grigio o a spegnersi nell’uso che lo sbiadisce, bugiardo quasi, instabile e contemporaneamente ragionato, centrato, come la sua forma, tanto che ho dovuto cambiargli il titolo. C’è ancora un’immagine che lo informa, quella di un buco. È il colore del sonno, del cosmo buio e della materia oscura che cerco continuamente nei miei lavori o almeno cerco di essere vicino a quel tipo di mistero che evoca la mancanza della luce e del perdersi al suo interno.